Apple vince in California la causa sulla privacy legata alle carte di credito

di Andrea Corsi Commenta

Apple ha vinto un’importante causa in California relativa all’accusa di violazione della privacy durante l’utilizzo di carte di credito negli acquisti online e sui propri Store digitali.

Registrando una carta di credito su iTunes Store o App Store e associandola al proprio account, vengono infatti richiesti alcuni dati personali sensibili aggiuntivi quali indirizzo di abitazione e numero di telefono.

Tali richieste “inopportune” hanno determinato la presentazione di una class action nei confronti di Apple da parte dell’attore David Krescent nel 2011, da cui è conseguito un processo che si è chiuso proprio in questi ultimi giorni.

Il verdetto della giuria si è risolto a favore di Apple con il voto positivo di 4 giudici su 7. Essi si sono appellati infatti ad uno statuto del Song-Beverly Credit Card Act del 1971, documento regolante la materia degli acquisti di beni di consumo e servizi tramite carta di credito nei negozi fisici.

Il documento sancisce la non necessarietà di richiedere dati di natura personale all’acquirente da parte del negoziante al fine della sua identificazione. Fino a questo punto la citazione di tale norma potrebbe apparire paradossale, in quanto palesemente in contrasto con il verdetto che ha visto Apple trionfare.

Ad una più attenta analisi tuttavia ci si può rendere conto che le condizioni atte all’applicazione di tale statuto richiedono necessariamente il coinvolgimento di una struttura fisica, e quindi di un negozio e non contempla la possibilità di negozi virtuali.

Ciò sottintende infatti il diritto dell’utente alla non divulgazione dei propri dati personali purché possa essere identificato in altro modo ed effettivamente questo è ciò che avviene comunemente in negozio.

Non essendo disponibili invece ulteriori metodiche che consentano l’identificazione di un utente su Store digitali quali App Store ed iTunes Store (ma il discorso può essere benissimo esteso anche ad altri negozi online), il venditore è legittimato a richiedere dati aggiuntivi per l’identificazione dell’acquirente al fine di limitare al minimo i pericoli legati alla frode informatica.

via | CNET

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