Apple cerca di rendere Siri più umana

di Andrea Corsi Commenta

Steve Jobs soleva ripeterlo spesso in occasione dei suoi ultimi Keynote: Apple si trova al crocevia tra tecnologia e arti liberali.

In questa sorta di testamento ideologico, lo scomparso iCEO intendeva tracciare una via da seguire per i posteri.

Apple non è una semplice società tecnologica e il lascito dell’ex fondatore testimonia e riassume lo spirito dell’azienda e ciò che la distingue dalla concorrenza.

Il mantra di Jobs era quello di porre la massima attenzione e concentrazione su ogni dettaglio del prodotto, anche i più piccoli e insignificanti.

Ed è in quest’ottica che procede il continuo miglioramento dei computer e dei dispositivi mobili nonché dei prodotti software della compagnia di Cupertino.

Siri, l’assistente virtuale di iOS e presto probabilmente di OS X, ad esempio viene continuamente migliorato e alcune offerte di lavoro pubblicate sul sito ufficiale Apple, sembrano sottolineare la volontà di Apple di migliorare ancora il servizio che ad oggi – lo ricordiamo – si trova ancora in beta.

In particolare viene fatta richiesta di una figura lavorativa che sappia coniugare buone conoscenze tecnologiche con spiccata sagacia e conoscenza di aneddoti e contenuti culturali e letterari.

Lo scopo? Rendere Siri più umana, pronta a rispondere a un numero sempre maggiore di domande, riguardanti anche argomenti più spiccatamente umanistici.

Utilizzando Siri infatti, contrariamente a quanto avviene con gli assistenti vocali di altre società, appare subito chiara la volontà di produrre un rapporto meno distaccato nei confronti della tecnologia. Con Siri è infatti possibile dialogare e non è infrequente che l’iAssistente colga riferimenti letterari in ciò che si sta dicendo: chi di voi non ha mai fatto la “supercazzola” a Siri o non le ha mai detto di amarla o volerla sposare.

Ciò che caratterizza la vivacità dei dialoghi e la prontezza nel disquisire di Siri è ciò che denota e contraddistingue l’operato di Apple nei confronti di Google, Samsung e compagnia bella: potevano creare un assistente virtuale che rispondesse unicamente a esigenze specifiche di ricerca o interazione con gli iDevice, oppure cercare di realizzare qualcosa di più completo, Siri.

Sappiamo tutti cos’abbiano scelto di fare, ed è così che, anziché un “Parla adesso“, sui nostri dispositivi disponiamo di un “Come posso aiutarti?

via | 9to5mac

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>